Le persone incontrate nel Centro di Ascolto della Caritas diocesana di Rimini

Diminuite le persone incontrate

Utenti nel periodo 2004-2015

Era dal 2008 che il numero delle persone incontrate dal Centro di Ascolto della Caritas diocesana non scendeva sotto le 2.200 unità. Verrebbe quindi da pensare che la crisi economica stia iniziando a far svanire i suoi effetti, ma, per comprendere meglio questo dato, è necessario considerare il grafico relativo alla cittadinanza.

Cittadinanza nel periodo 2004-2015

Come si nota da questo secondo grafico, coloro che in realtà sono diminuiti sono gli stranieri, perché gli italiani sono passati dal 19% nel 2004 al 33% nel 2015.

Non possiamo quindi affermare che siano diminuite le persone perché è finita la crisi, quanto piuttosto che gli stranieri abbiano avuto meno necessità della Caritas perché o sono tornati in patria o si sono spostati in altre città europee.

Nuovi e ritorni

  2015 2014 2013
Anno apertura n % n % n %
Nuovi 917 41,7 1.076 46,3 1.118 46,4
Ritorni 1.282 58,3 1.248 53,7 1.289 53,6
Totale 2.199 100 2.324 100 2.407 100

Se si considera la percentuale di coloro che sono tornati alla Caritas nel corso degli anni si riscontra un costante aumento di coloro che permangono in una situazione di povertà e sono quindi costretti a tornare alla Caritas per chiedere aiuto.

Coloro che si sono rivolti alla Caritas per la prima volta nel 2015 sono 917 persone: 287 italiani (che corrispondono al 40% degli italiani incontrati) e 622 stranieri (pari al 43% degli immigrati del 2015, contro il 53% del 2014), questo implica che nel 2015 abbiamo incontrato meno stranieri che, per la prima volta, si sono rivolti alla Caritas. Il dato è forse da intendersi come una diminuzione del flusso immigratorio per motivi economici, e si riflette nella diminuzione di accessi alla Caritas di nuovi stranieri.

Gli italiani “nuovi” sono per la maggior parte uomini celibi o separati. È inoltre importante precisare che 60 di questi hanno residenza a Rimini, quindi non si tratta di italiani di passaggio che si sono rivolti alla Caritas di Rimini perché temporaneamente sul territorio, ma di persone del luogo, che stanno attraversando un momento particolarmente difficile e tragico.

Per quel concerne gli stranieri incontrati per la prima volta, è interessante precisare le nazionalità e la percentuale di questa relativa al totale di ogni singola nazione incontrata:

  • 142 rumeni, pari al 33%
  • 101 marocchini, pari al 39%
  • 66 ucraini, pari al 47%
  • 40 tunisini, pari al 42%

Questa analisi fa quindi comprendere che una buona parte di ucraini sia venuta in Caritas per la prima volta nel 2015.

La povertà è maschile

  2015 2014 2013
Sesso n % n % n %
Maschile 1.528 69,5 1.595 68,6 1.628 67,6
Femminile 671 30,5 729 31,4 779 32,4
Totale 2.199 100 2.324 100 2.407 100

Rispetto al genere si conferma la tendenza degli anni precedenti, sono cioè in aumento gli uomini rispetto alle donne: essi rappresentano il 69,5% delle persone incontrate.

Rispetto alla cittadinanza gli uomini italiani sono il 75% degli italiani, mentre quelli stranieri il 66%. Gli uomini sono quindi più spesso in situazioni di povertà: la maggior parte dei maschi italiani che si sono rivolti alla Caritas diocesana è celibe o separato, disoccupato e senza casa; tra gli uomini stranieri diversi invece sono coniugati, ma hanno lasciato la famiglia in patria; moltissimi dormono in strada e quasi tutti non hanno occupazione o solo lavori saltuari ed in nero.

La povertà colpisce i quarantenni

  2015 2014 2013
Classe di eta’ n % n % n %
15 – 18 anni 15 0.7 13 0.6 8 0.3
19 – 24 anni 158 7.2 187 8.0 197 8.2
25 – 34 anni 465 21.1 506 21.8 582 24.2
35 – 44 anni 595 27.1 624 26.9 673 28.0
45 – 54 anni 538 24.5 556 23.9 526 21.9
55 – 64 anni 340 15.5 352 15.1 337 14.0
65 – 74 anni 77 3.5 71 3.1 65 2.7
75 e oltre 11 0.5 14 0.6 16 0.7
(Non specificato) 0 0.0 1 0.0 3 0.1
Totale 2.199 100 2.324 100 2.407 100

L’età in cui si corre di più il rischio di cadere in situazione di povertà è quella tra i 35 e i 44 anni; cresce però il pericolo anche per coloro che hanno dai 45 ai 54 anni. Sono gli anni nei quali le persone dovrebbero essere al vertice della propria realizzazione sia da un punto di vista lavorativo che familiare; invece, nella misura in cui viene meno il lavoro, tutto crolla con scarse prospettive di essere ricostruito.

Se si considera la cittadinanza, gli stranieri in situazione di povertà sono più giovani, mentre gli italiani hanno in media tra i 45 e i 54 anni.

È calata la presenza dei giovani, perché è stato minore l’afflusso di immigrati, soprattutto di quelli provenienti dalla Romania che rappresentavano il gruppo più numeroso di giovani. Ora i giovani che arrivano sono quelli che giungono dalle zone di conflitto (Afghanistan, Pakistan, Somalia, Mali, Egitto, Nigeria, Libia, Siria…).

Italiani sempre più in difficoltà

Cittadinanza n % n % n %
Italiana 725 33.0 692 29.8 720 29.9
Non Italiana 1.455 66.2 1.617 69.6 1.672 69.5
Doppia cittadinanza 17 0.8 13 0.6 12 0.5
Apolide 2 0.1 2 0.1 3 0.1
Totale 2.199 100 2.324 100 2.407 100

Il numero degli italiani è pressoché simile a quello del 2013, ma è maggiore il peso percentuale: hanno infatti raggiunto il 33% degli utenti.

Guardando i dati relativi agli italiani più in profondità si riscontra che:

  • il 75% sono uomini, contro il 74% del 2014;
  • il 32% ha tra i 45 e i 54 anni, contro il 31% del 2014;
  • il 26% vive in famiglia, mentre il 64% vive solo. Nel 2014 viveva in famiglia il 24% e solo il 64% (questo vuol dire che anche le famiglie sono sempre più colpite e non solo gli uomini soli);
  • il 51% è privo di abitazione, contro il 46% dello scorso anno (quindi le situazioni di povertà sono sempre più gravi);
  • l’84% è disoccupato, contro l’80% del 2014 (il lavoro resta la causa principale della caduta in povertà);
  • il 5% è pensionato, mentre nel 2014 lo era il 6%;
  • il 5% sono inabili come l’anno precedente;
  • il 7% sono nati nella provincia di Rimini ed il 32% vi risiedono, mentre nel 2014 erano rispettivamente il 6 ed il 30% (si tratta, cioè, sempre più di italiani del luogo che non sanno come affrontare le necessità quotidiane).

 

Italiani in mensa per mese nel periodo 2013-2015

 

Le difficoltà degli italiani sono evidenti anche dalla loro affluenza in mensa: come si riscontra dal grafico, il numero di accessi in mensa da parte degli italiani è stato superiore rispetto agli anni precedenti, eccetto che per il mese di agosto.

Le nazionalità degli stranieri

Utenti per nazionalità nel periodo 2004-2015

Come si riscontra dal grafico, a partire dal 2012, il numero degli italiani che si sono rivolti alla Caritas diocesana è rimasto sempre attorno alle 700 unità. Va invece diminuendo la presenza dei rumeni che, dopo il picco del 2007, sono poi calati nel 2008 e 2009, per poi risalire nel 2010 e diminuire nuovamente dal 2011, fino a raggiungere le 429 unità nel 2015.

La presenza dai marocchini è invece pressoché costante negli ultimi 4 anni, attorno alle 250 persone.

Se si considera il numero degli ucraini si registra invece una notevole diminuzione passando dagli oltre 500 nel 2004 ai 139 nel 2015, va inoltre precisato che in questo ultimo anno si è riscontrato un aumento di ucraini mai incontrati prima, pari al 47% di tale nazionalità.

Gli altri Paesi sono tutti al di sotto delle 100 unità, ma vale la pena sottolineare l’aumento dei senegalesi. Si tratta per la maggior parte di uomini, in Italia dagli anni ’90, che nell’ultimo quinquennio hanno perso il lavoro e si rivolgono alla Caritas per chiedere aiuto, sempre più frequentemente, soprattutto alimentare e per il vestiario.

Stranieri nel periodo 2004-2015

Se si incrociano i dati tra nazione di provenienza e sesso, emerge l’ampio prevalere degli uomini rispetto alle donne tra: i rumeni, i marocchini, i tunisini, gli albanesi e i senegalesi. Ci sono inoltre alcune nazionalità che sono totalmente rappresentate dagli uomini: Pakistan, Egitto, Algeria, Mali.

Le donne invece sono più numerose degli uomini per quel che concerne: Ucraina, Russia, Moldavia e Serbia; tantissime anche le rumene, che sono però poco più della metà dei maschi connazionali.

Questa disparità di genere trova le sue ragioni in diverse motivazioni, prima tra tutte la differenza di impiego tra i due sessi. Gli uomini erano prevalentemente impegnati nel settore edile, uno dei settori più colpiti dalla crisi, hanno quindi perso il proprio lavoro e si sono ritrovati costretti a chiedere aiuto.

Le donne, soprattutto quelle dell’est, erano invece impegnate nell’ambito dell’assistenza; anche questo settore ha subito delle mutazioni perché, con la crisi economica, le famiglie hanno convenuto importante accudire personalmente i propri cari, oppure li hanno ricoverati in delle case di riposo, facendo venir meno posti di lavoro nel settore. A differenza degli uomini, che sono rimasti sul territorio nella speranza di trovare un’occupazione, le donne hanno preferito tornare nei paesi di provenienza.

Inoltre è importante sottolineare che, spesso, nei flussi migratori per motivi economici, sono gli uomini che si spostano più delle donne, perché sono loro che vanno alla ricerca di un lavoro per aiutare tutta la famiglia.

Il problema dell’assenza del permesso di soggiorno

  2015 2014 2013
Permesso di soggiorno n % n % n %
Comunitari 542 36,8 594 36,4 652 38,6
674 45,7 773 47,4 756 44,8
No 166 11,3 178 10,9 174 10,3
In attesa 69 4,7 80 4,9 93 5,5
Altro 20 1,4 7 0,4 8 0,5
(Non specificato) 3 0,2 0 0,0 4 0,2
Totale 1.474 100 1.632 100 1.687 100

La maggior parte degli stranieri che si rivolgono alla Caritas sono in possesso di un regolare Permesso di Soggiorno oppure appartengono ai Paesi dell’Unione Europea.

Tuttavia, nel 2015, abbiamo registrato un leggero aumento degli irregolari e ciò risulta essere un serio problema, poiché senza quel documento è impossibile trovare un lavoro regolare, stipulare un contratto di affitto, avere un medico di base.

Tra coloro che sono in questa condizione i più numerosi sono gli ucraini e gli albanesi: non sempre si tratta di una irregolarità dovuta al recente ingresso in Italia, ma, sempre più spesso, alla impossibilità di rinnovare tale documento perché rimasti privi di lavoro. In queste situazioni è molto difficile intervenire in quanto si tratta di persone o famiglie che risiedono da tempo in Italia e non desiderano tornare in patria; ambirebbero, invece, trovare un lavoro e poter rinnovare il proprio Permesso di Soggiorno per poter continuare a vivere in questa nazione, anche perché, a volte, hanno figli nati in Italia, che non desiderano tornare nel Paese dei genitori.

Celibi o nubili in povertà

  2015 2014 2013
Stato civile n % n % n %
Celibe o nubile 873 39.7 909 39.1 997 41.4
Coniugato/a 684 31.1 755 32.5 778 32.3
Separato/a legalmente 263 12.0 284 12.2 266 11.1
Divorziato/a 219 10.0 240 10.3 218 9.1
Vedovo/a 123 5.6 119 5.1 119 4.9
Altro 5 0.2 5 0.2 11 0.5
(Non specificato) 32 1.5 12 0.5 18 0.7
Totale 2.199 100 2.324 100 2.407 100

Essere celibi o nubili implica un rischio maggiore di ritrovarsi in una situazione di povertà, questo perché non sempre si ha qualcuno con cui condividere le spese (una compagna, un familiare, un amico…) e spesso non si ha neppure un giusto supporto morale per affrontare le difficoltà.

Rispetto allo stato civile è interessante notare le differenze tenendo in considerazione la cittadinanza:

gli italiani sono: per il 46% celibi o nubili gli stranieri sono: per il 39% coniugati
per il 19% separati per il 37% celibi o nubili
per il 14% divorziati per l’8% divorziati
per il 13,9% coniugati per il 7% separati
per il 4% vedovi per il 6% vedovi

Come si può notare c’è una differenza significativa tra italiani e stranieri che con più frequenza si rivolgono alla Caritas, i primi sono rappresentati prevalentemente da celibi, separati o divorziati; mentre tra gli stranieri non è così netta la differenza percentuale tra coniugati e celibi.

La solitudine amplifica gli effetti della povertà

  2015 2014 2013
Con chi vive n % n % n %
Solo 1.241 56.4 1.293 55.6 1.279 53.1
In nucleo con propri familiari o parenti 426 19.4 451 19.4 587 24.4
In nucleo con conoscenti o soggetti esterni 388 17.6 418 18.0 466 19.4
Presso istituto, comunità, ecc. 18 0.8 37 1.6 22 0.9
Altro 8 0.4 1 0.0 16 0.7
Coabitazione di più famiglie 5 0.2 20 0.9 15 0.6
In famiglia di fatto 91 4.1 101 4.3 non rilevato
(Non specificato) 22 1.0 3 0.1 22 0.9
Totale 2.199 100 2.324 100 2.407 100

Anche questa tabella testimonia come ci sia correlazione tra povertà e solitudine: il 56,4% delle persone che si sono rivolte alla Caritas nel 2015 vive infatti da solo.

Risulta interessante incrociare questi dati con quelli dello stato civile, in questo modo si scopre che vivono soli: il 68% dei separati, il 66% dei celibi ed il 40% dei coniugati. Mentre coloro che vivono con i familiari sono: il 42% dei coniugati, il 7% dei celibi ed il 7% dei separati.

Rispetto alla cittadinanza si riscontra la medesima percentuale di coloro che vivono in famiglia: sono cioè il 19% degli italiani ed il 19% degli stranieri; si registra invece una differenza del 10% rispetto a coloro che vivono soli pari al l 64% degli italiani ed il 54% degli immigrati.

La scelta di vivere con conoscenti è più diffusa tra gli stranieri con il 22% contro il 9% di italiani.

Diversi studi (in particolare la ricerca sui senza dimora realizza da Istat, Fiopsd e Caritas Italiana), hanno dimostrato che il permanere in una situazione di solitudine non favorisce l’uscita dalla condizione di povertà; anzi ne amplifica gli effetti perché, oltre ad essere poveri, si è soli, quindi senza nessun sostegno morale ed economico con cui condividere le proprie sofferenze. In questo la Caritas viene percepita come un ottimo strumento di possibilità di incontri, di amicizie e di conforto; molte persone hanno dichiarato di venire alla Caritas non solo perché trovano cibo, vestiti e letti, quanto perché hanno la possibilità di conoscere persone e fare amicizie.

Aumentano le situazioni di povertà estrema

  2015 2014 2013
Condizione abitativa n % n % n %
Precaria
Privo di abitazione 1.078 49.0 1.045 45.0 1.024 42.5
Domicilio di fortuna 317 14.4 410 17.6 474 19.7
Ospite di amici/familiari 148 6.7 173 7.4 112 4.7
Roulotte 59 2.7 49 2.1 51 2.1
Dorme in macchina 36 1.6 56 2.4 47 2.0
Casa abbandonata 21 1.0 19 0.8 19 0.8
Totale Precaria 1.659 75.4 1.752 75.4 1.727 71.7
Stabile
Casa in affitto da privato 389 17.7 420 18.1 520 21.6
Casa in comodato 41 1.9 62 2.7 76 3.2
Casa in affitto da ente pubbl. 63 2.9 59 2.5 49 2.0
Casa in proprieta’ 22 1.0 22 0.9 20 0.8
Totale Stabile 515 23.4 563 24.2 665 27.6
Altro 11 0.5 3 0.1 0 0.0
(Non specificato) 14 0.6 6 0.3 15 0.6
Totale 2.199 100 2.324 100 2.407 100

Le situazioni di povertà che incontriamo alla Caritas sono sempre più gravi: il 75% delle persone incontrate vive in una condizione abitativa instabile; 1.078 hanno dichiarato di essere prive di abitazione sul territorio di Rimini e quindi di dormire in strada. La maggior parte di coloro che non hanno dimora tendono a stare da soli, soprattutto se italiani, mentre gli stranieri, spesso, condividono questa condizione assieme a conoscenti o amici. Pochi, ma in aumento rispetto al passato, i casi di coppie che vivono in strada. Constante, rispetto al 2014, ma significativo, il numero delle donne che non hanno una casa: sono il 22% dei senza dimora.

Se si considera la cittadinanza, il 51% degli italiani che si è rivolto alla Caritas non ha casa, mentre gli stranieri in questa condizione sono il 48%.

 

Rispetto a coloro che hanno un’abitazione, sono in leggero aumento quelli che vivono in una casa popolare. Si presume che si tratti di persone che da tempo sono in una situazione di disagio, non solo economico, ma anche legato ad altri fattori (malattie, disabilità, dipendenze, problemi con la giustizia, difficoltà familiari…); in queste situazioni “stagnanti” è difficile intervenire ma, operando insieme agli assistenti sociali, si riesce, almeno, ogni tanto, a portare un po’ di sollievo.

Rispetto alla cittadinanza vivono in casa in affitto da privati il 19% degli immigrati contro il 16% degli italiani; il 5% degli italiani vive in case popolari, mentre gli stranieri sono il 2%, il 2,5% degli italiani ha una casa in proprietà, mentre gli stranieri sono lo 0,3%.

Più basso è il titolo di studio più alte sono le possibilità di cadere in povertà

  2015 2014 2013
Titolo di studio n % n % n %
Analfabeta 41 1.9 49 2.1 37 1.5
Nessun titolo 124 5.6 105 4.5 110 4.6
Licenza elementare 298 13.6 336 14.5 311 12.9
Licenza media inferiore 886 40.3 936 40.3 966 40.1
Diploma professionale 358 16.3 392 16.9 422 17.5
Licenza media superiore 198 9.0 227 9.8 299 12.4
Diploma universitario 71 3.2 66 2.8 83 3.4
Laurea 89 4.0 92 4.0 87 3.6
Altro 3 0.1 1 0.0 2 0.1
(Non specificato) 131 6.0 120 5.2 90 3.7
Totale 2.199 100 2.324 100 2.370 100

Rispetto al titolo di studio non ci sono sostanziali differenze in confronto agli anni precedenti.

Sono leggermente aumentate le persone prive di titoli di studio o analfabete: su questo dato pesa l’incidenza dei diversi immigrati, fuggiti da paesi in conflitto, nei quali non hanno avuto la possibilità di accedere a percorsi scolastici.

Tendenzialmente si riscontra una maggiore presenza di chi ha fatto le scuole medie inferiori e non ha poi intrapreso alcuna specializzazione.

Si constata quindi una relazione tra basso titolo di studio e povertà, questo perché, con una bassa qualifica, risulta più difficile trovare un nuovo impiego.

Il problema dell’assenza di occupazione

  2015 2014 2013
Condizione professionale n % n % n %
Disoccupato/a 1.946 88.5 2.019 86.9 2.093 87.0
Occupato 67 3.0 69 3.0 105 4.4
Pensionato/a 45 2.0 54 2.3 59 2.5
Altro 19 0.9 29 1.2 31 1.3
Casalinga 35 1.6 39 1.7 35 1.5
Inabile parziale o totale al lavoro 53 2.4 63 2.7 38 1.6
Studente 27 1.2 24 1.0 24 1.0
(Non specificato) 7 0.3 27 1.2 22 0.9
Totale 2.199 100 2.324 100 2.407 100

La percentuale dei disoccupati ha raggiunto l’88,5%: è quindi evidente che il motivo principale che porta le persone a rivolgersi alla Caritas è l’assenza di lavoro.

Elemento aggravante è poi la durata del periodo di disoccupazione, che tende sempre più ad allungarsi, con esiti drammatici per la vita delle persone che sfociano spesso: nella perdita della casa, nei conflitti con i familiari e purtroppo, talvolta, nella illusoria consolazione delle dipendenze.

Sempre più problemi

  2015 2014 2013
Problemi n % sulle
persone
n % sulle
persone
n % sulle
persone
POV – Problemi economici 2.257 102.6 2.325 100.0 2.274 89.9
OCC – Occupazione/lavoro 2.155 98.0 2.269 97.6 2.352 93.0
CAS – Problematiche abitative 1.772 80.6 1.841 79.2 1.814 71.7
FAM – Problemi familiari 1.028 46.7 1.044 44.9 941 37.2
IMM – Migrazione/immigrazione 552 25.1 666 28.7 434 17.2
PRO – Altri problemi 433 19.7 441 19.0 337 13.3
SAL – Problemi di salute 314 14.3 262 11.3 225 8.9
IST – Problemi di istruzione 281 12.8 344 14.8 284 11.2
DIP – Dipendenze 117 5.3 93 4.0 97 3.8
DEN – Detenzione e giustizia 102 4.6 89 3.8 91 3.6
HAN – Handicap/disabilita’ 64 2.9 75 3.2 75 3.0
Totale 9.075 412.7 9.449 406.6 8.924 352.7

Le persone che si rivolgono alla Caritas hanno sempre più problemi: in media ciascuna persona ha 4 tipi di difficoltà diverse, come mostrato dalla tabella.

Tutti hanno difficoltà di tipo economico. Il 98% ha problemi di occupazione: se si considera che i disoccupati sono l’88,5% è evidente che anche coloro che hanno un’occupazione riscontrano delle difficoltà, o perché questa è saltuaria e precaria o perché lo stipendio percepito è troppo basso.

Anche per quel che concerne le problematiche abitative sono state registrate più difficoltà (80,6%), rispetto al numero di coloro che sono completamente privi di alloggio (75%); questo perché anche tra coloro che hanno casa sussistono difficoltà: o perché gli affitti sono troppo alti, o perché la casa è malmessa, o perché si tratta di soluzioni provvisorie che non offrono alcuna garanzia in quanto posti letto da amici, o stanze in affitto in residence.

Quasi una persona su due ha dichiarato di avere problemi in famiglia. La mancanza di una stabilità familiare è spesso la causa principale della caduta in povertà, perché, nella misura in cui viene meno il sostegno della famiglia, si diviene più vulnerabili, si perde energia, speranza, fiducia e non si ha più la capacità di affrontare i problemi in modo lucido. Tra le difficoltà familiari mettiamo in evidenza 96 casi in cui è morto un familiare, lutto che ha inevitabilmente portato la persona in uno stato di ulteriore disagio e smarrimento, specie se il defunto rappresentava l’unico punto di riferimento o l’unica fonte di reddito per la famiglia; 80 situazioni in cui in famiglia è presente un componente che ha problemi di salute e necessita di assistenza; 30 casi di gravidanza dove le difficoltà economiche rendono disagiato anche questo periodo della vita che dovrebbe invece essere felice; 28 casi di violenza domestica, purtroppo in aumento rispetto al passato.

Crescono le difficoltà anche per gli immigrati, soprattutto perché non riescono più ad inviare soldi in patria per mantenere le famiglie; alcuni sono stati costretti a far rimpatriare i propri familiari, altri stanno valutando di partire. È inoltre cresciuto il numero di coloro che non hanno più un Permesso di Soggiorno regolare.

In altri problemi sono indicate le situazioni di solitudine, di disagio psicologico, di maltrattamenti, ma anche i casi di furti: quest’anno abbiamo riscontrato un aumento di persone che sono state derubate e picchiate, questi avvenimenti provocano non pochi disagi nelle persone assistite perché, la sottrazione dei documenti, soprattutto per gli stranieri, comporta notevoli spese e tempi lungi per il loro nuovo rilascio.

Crescono le problematiche relative alla salute.

Aumentano la situazioni legate alle dipendenze, soprattutto da alcol e droga; molti, tra gli ex dipendenti, non riescono a re immettersi nella società perché non trovano lavoro, hanno perso la fiducia da parte dei propri cari e si sentono smarriti e soli.

In aumento anche i casi di dipendenza da gioco (9), ma queste realtà faticano ad emergere perché difficilmente le persone raccontano questa problematica.

Anche il disagio degli ex detenuti è in aumento, perché, una volta scontata la pena, le persone difficilmente riescono a trovare un’occupazione ed una casa.

Le risposte della Caritas diocesana

Interventi 2015 2014 2013
Mensa I turno
(pubblica, previo colloquio al Centro di Ascolto)
51.218 50.247 47.453
Mensa II turno
(per coloro che vivono in struttura)
16.176 13.308 9.394
Cene
(per coloro che sono accolti nel dormitorio)
15.185 15.362 14.573
Pasti a domicilio agli anziani
(Giro Nonni)
11.424 11.863 11.515
Pasti per coloro che sono stati fermati dalle forze dell’ordine 534 507 499
Totale pasti 97.055 96.406 83.434
Ascolto 9.064
per 2.199 persone
8.393
per 2.324 persone
8.163
per 2.407 persone
Pacchi viveri 345
per 104 persone
594
per 162 persone
1.069
per 302 persone
Docce 3.069
per 672 persone
3.075
per 710 persone
3.317
per 756 persone
Indumenti 2.351
per 790 persone
2398
per 854 persone
2.557
per 902 persone
Alloggio (prima accoglienza) 6.278 notti
per 706 persone
6.067 notti
per 648 persone
7.285 notti
per 865 persone
Seconda Accoglienza 1.562 notti
per 10 persone
2.985 notti
per 21 persone
4.858 notti
per 35 persone
Profughi accolti in struttura 7.259 notti
per 38 persone
3.434 notti
per 39 persone
Farmaci 503
per 253 persone
420
per 209 persone
218
per 121 persone
Materiali scolastici 111
per 65 famiglie
101
per 66 famiglie
53
per 35 famiglie
Sussidi economici 85.661 € non rilevato non rilevato

Nonostante la diminuzione delle persone che si sono rivolte a noi nel 2015, gli interventi sono stati molto più numerosi rispetto al passato: sono stati fatti oltre 9 mila colloqui, serviti oltre 97 mila pasti, di cui 51.218 alla mensa del primo turno che è aperta a tutte le persone (previo il colloquio al Centro di Ascolto). Oltre 3 mila docce a 672 persone. Ospitate 706 persone per 6.278 notti.

Aumentati anche i farmaci: ne sono stati distribuiti 503 a 253 persone.

Tantissime le richieste per i sussidi economici: non sempre vengono soddisfatte, perché si valuta caso per caso e si cerca di offrire risposte anche in base alle possibilità; nel 2015 sono stati donati 85.661 euro, così distribuiti:

Sussidi
Sanità € 24.014
Affitto € 17.712
Bollette € 17.137
Viaggi e carburanti € 8.089
Alimenti € 3.106
Documenti € 1.262
Gestione abitazione € 2.690
Spese scolastiche € 859
Alimenti e prodotti per neonati € 205
Altro € 10.587